Soggettivo Chaire

Ho comprato la dispensa
e credo di aver speso male i miei € 2,00.

Cominciamo con quello che è scritto a pagina 2:
Basandoci sull'intima essenza della persona umana, creata e amata da Dio, e lasciandoci guidare dalla voce autorevole della Scrittura e del Magistero, cercheremo di toccare i diversi aspetti legati alla tendenza e al comportamento omosessuale, con l'ausilio della storia, della filosofia, della psicologia, della pedagogia e di altre scienze.
Ora, parlare di omosessualità significa parlare della mente umana, argomento in cui l'ordine dei fattori ispiratori dovrebbe essere invertito: prima le scienze, poi la teologia. Nessuno prenderebbe sul serio un libro di meccanica celeste i cui autori scrivessero nella prefazione che si basano sulla Scrittura e sul Magistero, e vogliono toccare i vari aspetti della meccanica celeste con l'ausilio di matematica, fisica, astronomia ed altre scienze.

Non è dimostrazione di cultura biologica scrivere a pagina 5:
L'omosessualità non costituisce quindi la "natura" della persona, intendendo il termine natura come il principio che dispone lo sviluppo secondo la direzione inscritta nell'essenza della persona (cioè in armonia con gli aspetti spirituali, psichici e biologici).
Questa che qui viene chiamata natura è quello che Aristotele chiamava entelechia; i biologi neodarwinisti (a partire da Richard Dawkins) si guardano bene dall'usare questo concetto, perché il corpo è creato a partire dai geni, ed il comportamento ne è almeno parzialmente determinato; ed i geni non sono entelechie, bensì norme di reazione - ovvero che stabiliscono quale sarà la struttura e l'attività di un organismo a partire dall'ambiente in cui si trova; Dawkins ha chiamato il gene egoista, in quanto la sola finalità di ognuno è propagare se stesso alle future generazioni, non il realizzare un disegno trascendente.

Poiché però ogni gene convive con altre centinaia e migliaia, è costretto a coordinare la sua attività con quella degli altri, ed il risultato è un comportamento che, nella maggiore e migliore parte dei casi, è orientato ad uno scopo.

Può sembrare la mia una pignoleria inutile, ma il concetto di entelechia fa pensare ad un organismo che agisce obbedendo al decreto di un monarca assoluto (guarda caso, il Dio degli scolastici); il paradigma del gene egoista al comportamento che obbedisce alla legge promulgata da un Parlamento, in cui ogni parte della società civile ha la sua voce e fa pesare i suoi interessi.

Altro difetto di quest'opuscolo è l'occuparsi quasi esclusivamente dell'omosessualità maschile - di quella femminile si parla solo quando si è costretti a farlo da questa citazione di Romani 1:26-27 [cito dalla Nuova Riveduta, non dall'opuscolo]:
26 Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso naturale in quello che è contro natura;
27 similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento.
ciononostante, per l'omosessualità femminile gli autori dell'opuscolo non hanno né una teoria né una proposta.

La descrizione dell'eziologia dell'omosessualità maschile è semplicemente incredibile: io non sono gay, ma, in qualità di tesoriere e bibliotecario dell'Arcigay di Verona, ho conosciuto decine di maschi omosessuali, e nessuno risponde a questa descrizione di pagina 6:
L'omosessualità ha le sue radici in un problema dell'identità di genere. Questo non significa che (nella quasi totalità dei casi) gli uomini con tendenze omosessuali pensino di essere donne. Significa invece che, ad esempio, gli uomini con tendenze omosessuali pensano di non essere all'altezza degli altri uomini, di non poter soddisfare le richieste che vengono fatte a un uomo, di essere sprovvisti di quel pacchetto di virilità che in realtà ogni uomo deve faticosamente costruire.
Prima di criticare nel merito queste affermazioni, è opportuno far notare che la politica del coming-out ha lo scopo di consentire a coloro che appartengono alla maggioranza eterosessuale non solo di avere una stima più esatta della prevalenza delle minoranze sessuali (come, seppur in termini denigratori, ammettono anche gli autori della dispensa), ma anche di constatare come gli omosessuali siano diversi da come li descrivono gli omofobi.

Gli autori della dispensa propongono agli omosessuali la confessione sacramentale in luogo del coming-out; la scelta di ricorrere ad un sacramento è privatissima, e non mi sogno certo di sindacarla; ma il consiglio è implicitamente quello di non mettere in discussione quello che si dice di sé in quanto omosessuale, anche se non ha senso alcuno.

Chi si confessa accetta le categorie teologiche del confessore, e se si sogna di metterle in discussione, rischia di vedersi rifiutata l'assoluzione - la cosa è inevitabile, accade anche nei tribunali laici, e mostra che se si vuole che le persone, i teologi, i confessori ed i penitenzieri abbiano un'idea più precisa di come vivono gli omosessuali, e di come relazionarsi con loro, occorre uscire allo scoperto (facendo appunto il coming-out), smentire le idee sbagliate che circolano, mostrare con l'esempio che l'essere omosessuali non significa essere peggiori, ed affermare il messaggio che le persone (non solo gli omosessuali) non si giudicano a tavolino, ma conoscendole bene.

Entrando nel merito, che cosa contenga il "pacchetto di virilità che in realtà ogni uomo deve faticosamente costruire", gli autori dell'opuscolo non lo dicono - cosa che contrasta con il brano precedentemente citato, in cui si usa la parola natura con il significato di entelechia: se loro sapessero davvero qual è la natura umana, non avrebbero difficoltà a spiegarla a chi non la sa, o ne contesta il concetto.

Quello che posso immaginare è che per loro il "pacchetto" contenga quattro cose (anche se non sono esclusive dei maschietti): le doti erotiche, le capacità genitoriali, la professionalità lavorativa ed il valore militare; quasi tutti i maschi omosessuali che conosco hanno avuto anche relazioni con donne, molti sono stati anche sposati, e tutti hanno una corte di frociarole che li considerano i migliori uomini che possono conoscere; questo mostra che non sono le capacità di entrare in relazione erotica con il femminile a mancare in loro - non lo fanno perché non interessa loro.

Per quanto riguarda la paternità, molti maschi omosessuali sono anche padri o vogliono diventarlo - se ormai nessun tribunale di alcun paese civile ritiene l'omosessualità del genitore motivo per privarlo della custodia del figlio, è perché l'esperienza ha dimostrato che i genitori omosessuali sono pari agli altri.

Per quanto riguarda la professionalità lavorativa (che anche le donne hanno, anche se la società la svaluta), basti dire che Tim Cook, il CEO della Apple, attualmente la più grande società al mondo per capitalizzazione in borsa, è un gay dichiarato. Mi pare il controesempio più convincente dell'affermazione secondo cui un uomo gay ha paura delle responsabilità tipiche del genere maschile.

Per quanto riguarda il valore militare (che, a dire il vero, hanno anche le donne), non credo di dover ricordare ai lettori le prodezze del Battaglione Sacro tebano, e di molti combattenti omosessuali e bisessuali di tutti i tempi e paesi, tra cui Giulio Cesare, molti imperatori romani e cinesi.

Se Barack Hussein Obama ha abolito il DADT, consentendo ai gay dichiarati di servire nelle forze armate americane, è stato anche perché i soldati americani avevano potuto apprezzare l'eroismo dei soldati omosessuali degli altri paesi che hanno combattuto insieme con loro.

La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, diceva Carl von Clausewitz, ed i politici gay o bi non sono mai mancati  - il migliore di loro è stato Mohandas Karamchand Gandhi, a giudicare dalla corrispondenza con Hermann Kallenbach.

Gli esempi tratti dalla storia vengono rifiutati dagli autori dell'opuscolo, in quanto essi intendono concentrarsi sull'omosessualità in senso moderno, che ritengono un frutto dello sconvolgimento sociale portato dalla Rivoluzione Francese, che avrebbe portato alla crisi dell'identità di genere di cui l'omosessualità sarebbe un sintomo.

Considerato che gli autori incolpano anche il femminismo di questo, c'è da pensare che ci sia una visione reazionaria della società dietro i loro sforzi: ogni persona ha un ruolo divinamente ordinato nella società, e guai a crearsi il proprio.

In ogni caso, il modo in cui trattano l'argomentazione storica mi pare estremamente significativo: sostengono che
Nell'antichità, come nel Medioevo, si trovano sodomiti che, per vizio, per manifestare la propria superiorità o per altri motivi, compiono atti omosessuali nei confronti di giovani o di schiavi, così come esistono forme di prostituzione maschile.
Dicono anche:
(Nella Grecia antica) c'era l'idea che solo il rapporto tra un adulto maturo e il ragazzo preparava quest'ultimo alla vita sociale e politica. Ma tale rapporto era socialmente e legalmente accettato solo se non si protraeva oltre i limiti di età previsti per l'adolescente, che poi doveva assumere un atteggiamento diverso.
Del primo brano va detto che concludere un elenco con la locuzione "o per altri motivi" vanifica l'elencazione: se io trovassi un motivo non compreso nell'elenco, e lo rinfacciassi agli autori, questi risponderebbero: "Ma noi ci siamo parati le terga con quella locuzione. Qualsiasi cosa tu possa scoprire, non ci può dare torto."

Questo modo di procedere non è scientifico, perché la scienza procede formulando affermazioni falsificabili (Karl Popper docet), e quello che hanno scritto falsificabile non è. Comunque, visto che la polemica la devo proseguire, cerco di salvare quello che hanno scritto cercando di capire che cosa veramente sorprenderebbe gli autori - e non hanno pensato che potrebbe far parte degli "altri motivi".

In nessuna parte dell'opuscolo si prende in considerazione la possibilità che due persone (o meglio, due maschi, visto delle donne non si parla praticamente mai) omosessuali siano unite dall'amore; eppure la letteratura di tutti i tempi e tutti i paesi (anche quelli che oggi si vantano della loro omofobia, come i paesi arabi ed alcuni paesi islamici come l'Iran) celebra l'amore omosessuale, tramandando ai posteri i nomi di coppie celebri, come Davide e Gionata in Israele, Armodio ed Aristogitone in Grecia, l'imperatore cinese Ai Di degli Han Anteriori e Dongxian, l'imperatore romano Adriano ed Antinoo, i Santi Sergio e Bacco nel tardo impero romano, il sultano Mahmud Ghaznavi e Malik Ayaz in Persia, eccetera.

Eva Cantarella fa pure notare che le uniche donne greche che scelsero il loro partner (femminile, in questo caso) per amore erano quelle che vivevano nei "tiasi" come quello della poetessa Saffo, l'unica poetessa greca che celebrò l'amore - un amore omosessuale che ha commosso i lettori di tutte le generazioni e tutte le identità sessuali, visto che la alla leggenda secondo cui ella si sarebbe tolta la vita perché respinta da un barcaiolo chiamato Faone non crede più nessuno.

La continuità del topos letterario attesta la continuità del vissuto, anche se le società lo regolamentano (o lo proibiscono) in modo diverso. Non si può dire che le relazioni omosessuali sono esclusive dell'Occidente moderno.

E' vero che nella Grecia antica la pederastia aveva un valore iniziatico, e l'adulto che avesse persistito nel ruolo di omosessuale passivo era socialmente disapprovato, ma non c'era nessuna pena per chi, cresciuto, continuasse ad avere questo tipo di rapporti; Platone poté lodare l'amore omosessuale nel Simposio; Pausania ed Agatone, pur derisi, poterono continuare ad amarsi ed andarono a vivere insieme alla corte di Archelao I di Macedonia; il Battaglione Sacro tebano, composto da 150 coppie di guerrieri omosessuali, cadde eroicamente a Cheronea; e la relazione tra Alessandro Magno ed Efestione sconvolge solo i bigotti.

Se l'omosessualità in Cina è poeticamente definita la passione della manica tagliata, è perché si dice che il gia citato imperatore Ai Di, per non svegliare il suo favorito Dongxian, si tagliò la manica della sontuosa veste.

Più complicata è la situazione nell'antica Roma: durante la Repubblica, il modello predominante era la "virilità da stupro" (così la chiama Eva Cantarella), per cui il maschio doveva sempre essere attivo, ed il passivo era disapprovato e pativa pure conseguenze legali; ma dopo la conquista della Grecia la situazione si evolvette, favorendo una maggiore tolleranza per queste unioni, manifestata anche dalla poesia del periodo.

Di essa esponente di spicco è il nostro concittadino Catullo, il quale nel Carme 61, che pure è un epitalamio, cioè dedicato al matrimonio di un uomo con una donna, descrive anche i turbamenti del "concubino" dello sposo, cioè dello schiavo che era diventato il suo amante, stabile anche se non esclusivo secondo Eva Cantarella, che ora temeva di essere abbandonato, ma doveva partecipare attivamente alla festa nuziale.

Lo sdoganamento avvenne con Giulio Cesare, che aveva relazioni sia con donne che con uomini, ed era il prototipo del "versatile", in quanto di lui si diceva che fosse la moglie di tutti i mariti, ed il marito di tutte le mogli; ciononostante, riuscì a dimostrare che essere passivo a letto non vuol dire essere passivo nella vita. 

Pare che all'inizio dell'impero romano si celebrassero a Roma anche matrimoni tra due uomini (senza valore legale) - Nerone ne avrebbe celebrati addirittura tre, secondo Svetonio; ma il paradigma delle coppie omosessuali romane è quello dei già citati Adriano imperatore e del suo favorito Antinoo, morto annegato nel Nilo e subito dopo deificato; l'inconsolabile imperatore Adriano gli dedicò tante città e tante statue, tanto che il volto del bel giovane è uno dei più noti della statuaria romana.

Tutti questi esempi (e potremmo aggiungerne altri, come ad esempio la poesia omoerotica araba e persiana, nonché quella ebraica che ne ha subìto l'influenza) mostrano che non è vero che l'omosessualità non ha niente a che fare con l'amore, e che c'è una cesura tra il modo in cui vivevano l'amore omosessuale i protagonisti nell'antichità e quello odierno.


E se nel passato solo la letteratura e la filosofia potevano indagare sull'amore eterosessuale ed omosessuale, ora sono arrivate le neuroscienze, che, in studi come questo, mostrano che l'amore per una persona, che sia del proprio genere o dell'opposto genere, induce la medesima attività cerebrale - ovvero, il sentimento eterosessuale e quello omosessuale sono la stessa cosa. Se uno è sano, lecito, e presente sin dai primordi dell'umanità, perché dichiarare l'altro illecito, patologico e frutto della Rivoluzione Francese?

Per quanto riguarda le terapie riparative, che gli autori della dispensa caldeggiano, non devo ripetere che sono scientificamente screditate, che gli ordini degli psicologi di vari paesi (Italia compresa - vedi anche qui che pensano gli psicologi seri degli autori di questa dispensa) le vietano, che è pure accaduto che la terapeuta inglese Lesley Pilkington sia stata cacciata dalla British Association for Counselling and Psychotherapy per aver proposto di condurne una (ignara che il cliente Patrick Strudgwick era in realtà un giornalista gay armato di registratore).

Va aggiunto che è stata recentemente approvata una legge in California che vieterà di praticarle sui minori di 18 anni dal 1 gennaio 2013, visti i danni che provocano; la legge è stata però impugnata per sospetta incostituzionalità, e la sua efficacia è stata perciò temporaneamente sospesa.

Va osservato che il fatto che gli ordini degli psicoterapeuti di vari paesi vietino le terapie riparative significa che chi le pratica lo deve fare clandestinamente, senza supervisione né controllo, né garanzia di rispettare la deontologia professionale (anzi, praticarle è già una violazione grave). È improbabile che chi è davvero qualificato come psicoterapeuta accetti di praticarle, e chi vi si sottopone o vi sottopone i figli si mette nella stessa situazione di chi compra medicine in Internet. Persona avvisata mezzo salvata.

La dispensa inoltre riferisce che lo psichiatra americano Robert Spitzer (l'ispiratore della depatologizzazione dell'omosessualità nel 1973) aveva anticipato nel 2001 e pubblicato nel 2003 uno studio da cui sembrava possibile cambiare l'orientamento (omo)sessuale di una persona - ma nel 2012 Spitzer si è scusato con la comunità LGBT perché ha riconosciuto le mancanze di quello studio.

Gli autori della dispensa non potevano immaginarlo quando l'hanno data alle stampe nel 2005 (anche se dovevano sapere che lo studio non era peer-reviewed, e quindi non lo si poteva prendere sul serio, ad onta della fama del suo autore), ma noi lo sappiamo e potremmo chiedere loro la stessa integrità professionale di Spitzer - ovvero scusarsi per le informazioni sbagliate fornite.

Per quanto riguarda Alfred Kinsey, di lui dicono a pagina 7 che:
In questa pubblicazione ["Il rapporto Kinsey"] Kinsey sostiene che il 10% della popolazione maschile sarebbe prevalentemente o esclusivamente omosessuale. Il motivo per cui questo dato non è stato confermato è molto semplice: Kinsey ha manipolato il campione di individui intervistati per ottenere quei dati.
Kinsey non è inappuntabile, ma credo che la risposta più equilibrata l'abbiano data Patricia e Kamal Weerakoon, che si dichiarano cristiani (Kamal è uno studente di teologia, Patricia una lettrice di scienze biomediche) in quest'articolo, che riassumo per chi non conosce l'inglese.

La metodologia impiegata da Kinsey oggi non sarebbe accettabile per diversi motivi; per giunta lui non era bravo in statistica, e l'unico modo che conosceva per correggere i difetti di un campione era aumentarne le dimensioni; purtroppo, lui nell'aumentare le dimensioni deformava ulteriormente il campione; per esempio, voleva maggiori informazioni sugli omosessuali? Intervistava tanti omosessuali; voleva maggiori informazioni sui pedofili? Intervistava tanti pedofili.

Il risultato è stato che i comportamenti sessuali "estremi" venivano sovrarrappresentati, e non per dolo specifico di Kinsey; i difetti metodologici dei suoi studi sarebbero oggi considerati mortali, e nessun editore serio ora li pubblicherebbe; però, dicono gli autori dell'articolo, Kinsey ha avuto il merito di cambiare positivamente gli atteggiamenti della società verso il sesso, gli omosessuali [non mi fraintendete: gli autori dell'articolo ritengono il comportamento omosessuale incompatibile con la fede cristiana - ma ciononostante non vedono motivo di sparlare degli omosessuali] e le donne; io aggiungo che nessun altro ha fatto uno studio tanto vasto sulla sessualità umana, e si cerca in qualche modo di salvarlo rielaborando i dati grezzi dopo aver tentato di "ripulire" il campione - come potete leggere qui.

Il riassunto che gli autori dell'opuscolo che sto stroncando danno dei risultati di Kinsey è però considerato un abuso - traduco quello che scrivono Patricia e Kamal Weerakoon:
Non c'è da sorprendersi che delle ricerche più recenti, eseguite con metodi migliori, hanno mostrato che le varianti del comportamento sessuale sono assai meno comuni di quello che i dati di Kinsey ci farebbero credere. 
Prendete ad esempio la famosa (o famigerata) cifra del 10% per gli omosessuali nella popolazione. I veri risultati di Kinsey sono come seguono (Kinsey, Pomeroy and Martin, 1948, p. 650): 
  • il 37% della popolazione ha avuto una qualche esperienza apertamente omosessuale fino all'orgasmo tra l'adolescenza e la senilità;
  • il 10% della popolazione è stata più o meno esclusivamente omosessuale (5-6 [sulla scala Kinsey]) per almeno tre anni, tra i 16 ed i 55 anni;
  • il 4% sono esclusivamente omosessuali per tutta la loro vita adulta.
Come potete vedere, la cifra del 10% era solo una di una gamma di statistiche, e contava per un solo gruppo in particolare: le persone che avevano avuto comportamenti omosessuali per almeno tre anni in tutta la loro vita adulta. Solo il 4% di chi aveva risposto era omosessuale per tutta la sua vita adulta. Perciò non è lecito usare la cifra del 10% come se Kinsey avesse 'provato' che il 10% della popolazione fosse 'naturalmente' omosessuale. Questo semplicemente non è quello che i dati di Kinsey hanno rivelato.
E' vero che l'abuso lo fanno anche molte pubblicazioni gay, ma ci sono cascati anche gli autori dell'opuscolo, i quali, oltretutto, si sono basati su questo libro:
Reisman, J. A., Eichel, E. W., Court, J. H. and Muir, J. G. 1990. Kinsey, Sex and Fraud. Lochinvar-Huntington House Publishers, Lafayette, LA.
che in realtà, secondo Patricia e Kamal Weerakoon, è molto screditato; la prima degli autori, Judith Reisman, avrebbe addirittura fatto causa all'Istituto Kinsey, perdendola.

Per quanto riguarda l'omosessualità animale, sono d'accordo con gli autori dell'opuscolo che è un campo molto vasto e tuttora da approfondire, che non si presta a facili traslazioni al campo umano (anche se mostra che l'omosessualità non è un sottoprodotto della Rivoluzione Francese); però tre cose vanno contestate.

La prima è che non è detto che tutti gli atti sessuali tra animali abbiano valore procreativo - perciò non sarebbe il caso di chiedersi se gli atti omosessuali tra animali siano degli errori dal punto di vista evolutivo; la seconda è che la distinzione tra maschio e femmina è puramente convenzionale: nelle specie oogame (cioè in cui i gameti hanno dimensioni diverse), femmina è l'animale che produce il gamete più grosso, maschio l'animale che produce il gamete più piccolo - pertanto dire, a pagina 25:
Non bisogna dimenticare che, per gli animali, l'essenza della femminilità consiste nell'essere sottomesso, cioè "messo sotto", in senso propriamente fisico.
mostra solo ignoranza della biologia. La terza affermazione che contesto è questa, sempre a pagina 25:
(...) ciò non significa che gli uomini debbano regolare la propria vita con le stesse modalità degli esseri viventi non dotati di autocoscienza e ragione: le leggi con cui vanno regolati i comportamenti umani sono di natura diversa e vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana.
Ho già contestato il concetto di "natura come entelechia"; posso aggiungere che l'etica e la religione sono due cose diverse (non si può provare l'esistenza di Dio, ma è possibile argomentare la bontà di un comportamento), eppure il cristianesimo ha dato una bella formulazione del principio etico fondamentale in Matteo 22:39 (che cita Levitico 19:18):
Ama il prossimo tuo come te stesso.
I grandi sistemi etici (come il kantismo e l'utilitarismo) derivano da questa semplice norma, che non ha bisogno di appoggiarsi alla Rivelazione (e perciò tutti possono approvare), eppure funziona molto bene; il converso di questo principio è, nelle parole di Hillel il Vecchio riferite dal Talmud (bShabbat 31a):
Quello che ti è sgradito, al tuo prossimo non lo fare.
E tra le cose da non fare perché a chiunque sgradite c'è il proibire quello che non fa male a nessuno. La separazione tra la religione e lo stato, iniziata proprio da Gesù quando disse [Matteo 22:21; Marco 12:17; Luca 20:25 - Nuova Riveduta]:
Rendete a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio
non solo impone di distinguere il reato (ciò che nuoce alla società) dal peccato (ciò che viola un precetto religioso), ma riafferma anche l'autonomia dell'etica (che si rivolge a tutti coloro che vivono in una società) dalla religione (che si rivolge solo a chi ha il dono della fede).

Ci sarebbero altre cose da dire, ma non posso fare una stroncatura più grande dell'opuscolo; mi limito a ribattere ad un paio di osservazioni sulla Bibbia.

Gli autori insistono sulla tradizionale interpretazione cattolica del brano di Sodoma e Gomorra (Genesi 19), ovvero che l'omosessualità maschile era il peccato da punirsi così gravemente; ma Ezechiele 16:49 [Nuova Riveduta] aveva già spiegato prima di Paolo:
Ecco, questa fu l'iniquità di Sodoma, tua sorella: lei e le sue figlie vivevano nell'orgoglio, nell'abbondanza del pane, e nell'ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell'afflitto e del povero.
Con quest'interpretazione concordano gli ebrei ortodossi, che pure sono quasi altrettanto omofobi della Chiesa cattolica - non si può quindi sostenere che quest'interpretazione sia avanzata al solo scopo di portare avanti la causa gay.

Per quanto riguarda l'episodio riferito da Matteo 8:5-13, Luca 7:1-10, e con una significativa variante da Giovanni 4:46-54, ovvero la guarigione del paîs (propriamente, "fanciullo"; ma di solito si intende qui come "servo") del centurione, va detto che gli antichi romani trattavano malissimo i loro schiavi, a meno che non fossero preziosi per le loro doti; e poiché paîs in greco designava anche il partner giovane e passivo di un rapporto pederastico, è inevitabile chiedersi se tanta sollecitudine del centurione per il suo servo non indicasse che questi era il suo concubino - nel senso di Catullo.

L'interpretazione di altri passi biblici lascio che siano altri a contestarla.

Raffaele Ladu
Dottore in Psicologia Generale e Sperimentale

Una vittoria per la famiglia



Come spiega [1], ora i figli naturali sono pienamente equiparati a quelli legittimi; le perplessità di alcune persone sono espresse da [2], in quanto aumentano le possibilità per chi ha concepito un figlio con l'incesto di riconoscerlo.

La mia opinione sulla materia è che l'incesto è come la prostituzione: tra adulti consenzienti non è un problema, ma in entrambe le situazioni, in quasi tutti i casi c'è di mezzo una violenza, quindi frenare questi fenomeni ha senso.

Non ha però senso usare la rappresaglia, ovvero far pagare ai figli l'errore dei genitori, che è quello che nella civiltà occidentale si è sempre cercato di fare almeno a partire da Deuteronomio 23:2, che recita [Nuova Riveduta - nella traduzione CEI il brano è in Deuteronomio 23:3]:
Il bastardo non entrerà nell'assemblea del SIGNORE; nessuno dei suoi discendenti, neppure alla decima generazione, entrerà nell'assemblea del SIGNORE.
Gli stessi ebrei ortodossi si sentono fortemente a disagio con questa norma, e si appellano al Messia perché, quando egli verrà, la abolisca - cfr. Geremia 31:29-30 [Nuova Riveduta]:
29. «In quei giorni non si dirà più:
"I padri hanno mangiato uva acerba
e i denti dei figli si sono allegati",
30. ma ognuno morirà per la propria iniquità;
chiunque mangerà l'uva acerba
avrà i denti allegati.
ed Ezechiele 18:14-18 [Nuova Riveduta]: 
14. Ma se egli ha generato un figlio, il quale, dopo aver visto tutti i peccati che suo padre ha commesso, vi riflette e non fa tali cose:

15. non mangia sui monti, non alza gli occhi verso gli idoli della casa d'Israele, non contamina la moglie del suo prossimo,

16. non opprime nessuno, non prende pegni, non commette rapine, ma dà il suo pane a chi ha fame, copre di vesti chi è nudo,

17. non fa pesare la mano sul povero, non prende interesse né usura, osserva le mie prescrizioni e segue le mie leggi, questo figlio non morrà per l'iniquità del padre; egli certamente vivrà.

18. Suo padre, siccome è stato un oppressore, ha commesso rapine a danno del fratello e ha fatto ciò che non è bene in mezzo al suo popolo, ecco che muore per la sua iniquità.
Rav Yeshayahu Leibovitz, un ortodosso che divenne la bestia nera degli ortodossi perché aveva previsto e denunciato i guasti che l'occupazione avrebbe portato ad Israele, disse che la mancanza del matrimonio civile in Israele stava trasformando il matrimonio religioso ebraico in quel paese in un'istituzione per la creazione dei bastardi, in quanto molte persone si sposavano "secondo la legge di Mosé e d'Israele" senza volerne rispettare i dettami, con l'intenzione di commettere eventualmente adulterio e rischiare così di generare dei bastardi (che nella normativa ebraica sono i figli o di adulterio o di incesto).

Il rimedio proposto da rav Lebovitz era quello di istituire il matrimonio civile, in quanto la norma biblica citata scatta soltanto se i genitori sono sposati "secondo la legge di Mosé e d'Israele" - col matrimonio civile, chi avesse voluto sposarsi senza mantenersi fedele al coniuge avrebbe potuto farlo senza compromettere gli eventuali figli dell'infedeltà.

Se l'esempio di rav Leibovitz mostra che, poiché la norma sui bastardi serve solo a creare gravi ingiustizie, chi non la vuole abolire si trova costretto a dribblarla ogni volta che può, gli ebrei riformati hanno preferito tagliare la testa al toro abolendo completamente il concetto di mamzerut = bastardaggine, appunto perché non è giusto che i figli paghino per gli errori dei genitori.

Ciononostante, non si sognano certamente di condonare chi usa violenza con un proprio familiare, come invece temono le persone che nel Parlamento italiano si sono opposte a questa legge.

Sarebbe ora che la si piantasse di ispirare la legge civile alla legge religiosa quando questa è inferiore alla prima - i cattolici in Parlamento dovrebbero sapere che la Bibbia è stata ispirata da Dio, non dettata da Lui, e perciò molto di quello che c'è scritto non regge allo scrutinio dell'intelligenza, perché vergato da esseri umani.

Raffaele Ladu

Le papere di Anatrella

Mi spiace dare un titolo così irriverente al post, ma penso che infine concorderete che era ben meritato.

In origine le mie feroci critiche al libro:
erano divise in tre post; ma alla fine ho deciso di conglobarli in uno, sostituendo al testo degli originali post 2 e 3 dei link.

Chi per qualche motivo vuole andare direttamente alle altre parti del post, segua questi link:

 

Parte 1


Avevo acquistato il libro pensando che avrei imparato da esso qualcosa di più sulle Teorie Queer, e magari avrei avuto l'occasione di confutare le teorie omofobe che circolano all'interno della Chiesa cattolica.

Devo dire che, dopo nemmeno 40 pagine su 168, il libro ha dimostrato di non potermi insegnare nulla sulle Teorie Queer, e mi ha dato sufficiente materiale per una solenne stroncatura.

Cominciamo da pagina 30, in cui l’autore dice:
Secondo Benedetto XVI, il pensiero non può basarsi unicamente sulla scienza, sulle scienze umane e sulle rispettive produzioni ideologiche: «Le conclusioni delle scienze non potranno indicare da sole la via verso lo sviluppo integrale dell’uomo» ([Caritas in veritate] n.30). Quest’ultimo richiede «l’apporto di saperi come la metafisica e la teologia, per cogliere in maniera illuminata la dignità trascendente dell’uomo» (n. 53).
Che le scienze umane possano non bastare è possibile, ma anche per un prelato dovrebbero essere imprescindibili; per fare un esempio banale, nutrire gli affamati è opera di misericordia, ma non è la teologia quella che stabilisce quale sia il miglior nutrimento per l’affamato. Provare a dare del pane ad un neonato perché nella Bibbia il pane è il cibo per antonomasia non giova al bimbo e non è moralmente valido.

Poiché quella che Anatrella chiama "ideologia del gender" presume di essere una teoria scientifica, la cosa più logica per chi la vuole confutare sarebbe dimostrare che le scienze umane vanno contro tale teoria - ed Anatrella non ci prova nemmeno, perché sa che è vero il contrario: le scienze umane a lui danno torto. 

I suoi tentativi di confutazione sono puerili, e ve ne cito ad esempio quello che si trova a pagina 35:
Ci troviamo immersi nella confusione del linguaggio, mentre fino ad oggi sapevamo tener conto dell’identità sessuale di «fatto» del soggetto, di come percepiva la propria identità sessuata e la coerenza che esisteva tra la sua identità sessuale e i suoi desideri, concetto che oggi viene definito come «orientamento sessuale».
Dopo un periodo non rilevante, segue uno strafalcione:
(…) Ma con la teoria del gender assistiamo ad un cambiamento del paradigma perché il concetto di orientamento sessuale si sostituisce a quello di identità sessuale, presentando l’omosessualità, ad esempio, come un’alternativa all’eterosessualità, cosa che in realtà non è.
La definizione di "orientamento sessuale" che viene data nel primo brano non mi è inequivoca, ma più avanti nel libro Anatrella la precisa facendola corrispondere a quella comunemente accettata e che si trova, ad esempio, in questa pagina web, che cito qui volentieri:
L' "identità sessuale" (o caratterizzazione sessuale) descrive la dimensione soggettiva del proprio essere sessuati; essa inoltre risponde ad un esigenza di classificazione e stabilità anche se contiene elementi di incertezza e di imprevedibilità essendo l’esito di un processo costruttivo influenzato dalla complessa interazione tra aspetti biologici, psicologici, educativi e socioculturali.
Le attuali teorie della sessuologia, in una prospettiva biologica, psicologica e sociale, considerano l’identità sessuale un costrutto multidimensionale costituito da quattro distinte componenti: 
- Sesso biologico: ovvero l’appartenenza biologica al sesso maschile o femminile determinata dai cromosomi sessuali.
- Identità di genere: ovvero l’identificazione primaria della persona come maschio o femmina e tratto permanente, solitamente stabilito nella prima infanzia.
- Ruolo di genere: ovvero l’insieme di aspettative e ruoli su come gli uomini e le donne si debbano comportare in una data cultura e in un dato periodo storico.
- Orientamento sessuale: ovvero l’attrazione erotica ed affettiva per i membri del sesso opposto, dello stesso sesso o entrambi ; può essere omosessuale, bisessuale o eterosessuale.  
Non ha senso quindi accusare i teorici del genere di aver sostituito l'identità sessuale con l'orientamento sessuale, perché anche questi teorici considerano il secondo una componente della prima - ma torneremo sull'argomento nella Parte 2.

Vorrei far leggere anche questo brano, a pagina 36:
La domanda che non viene mai posta, né tanto meno ascoltata, riguarda il sapere che cosa sia l’omosessualità e se questa possa essere un fenomeno a partire dal quale la società si organizza. Si tratta di una situazione che si può iscrivere nella prospettiva del bene comune oppure si tratta di un fatto particolare della psicologia umana e, se questo è il caso, può essere in verità alla base della coppia, del matrimonio e della famiglia? La risposta risiede nell'osservazione del reale e non nella sua manipolazione.
Interrompo la citazione per far notare che non è il confessionale il luogo migliore per osservare la realtà, in quanto il penitente, per ottenere l’assoluzione, deve descrivere il proprio “peccato” usando le categorie teoretiche e morali del suo confessore. In una parola: il penitente deve confermare il confessore nelle sue convinzioni, non metterle in discussione, se non vuole vedersi rifiutata l’assoluzione.

Riprendo la citazione:
I genitori e i conoscenti di solito sono felici quando due giovani annunciano il proprio matrimonio. Rimangono perplessi e perfino delusi al momento della firma di un accordo di unione civile. Ma se in famiglia viene svelata l’omosessualità di uno dei fratelli, questa viene spesso accolta con costernazione. Questa non viene concepita come un orientamento che costituisce parte normale della diversità umana e ancora meno come una variante della coppia o della famiglia.
Aldilà del fatto che esiste tutta una letteratura (da “Romeo e Giulietta” a “West Side Story”, eccetera, eccetera) che mostra che il giudizio di genitori e parenti su una nuova coppia è spesso poco saggio, potrei ricordare a Mons. Anatrella che, se sostituiamo ad “omosessualità” il “battesimo” od il “cristianesimo”, otteniamo uno dei momenti clou di molte storie di martiri cristiani – e non credo che il monsignore saprebbe confutare il paragone.

Anatrella potrebbe ribattere alla mia precedente osservazione sul confessionale che lui è uno psicoanalista ed un esperto di psichiatria sociale (vedi questa pagina web - lascio perdere le accuse che ha ricevuto e non hanno avuto seguito), e quindi non è solo nel confessionale che ha imparato a conoscere le persone.

Eppure lui non riesce a confutare una teoria che si presume scientifica con le armi della scienza: i brani che ho citato mostrano che l’arma migliore a cui riesce a ricorrere è il senso comune nella sua versione più becera - ma la scienza è nata proprio perché il senso comune spesso ci inganna.

Inoltre, benché egli si dichiari psicoanalista, non risulta negli elenchi soci disponibili sul web delle seguenti società psicoanalitiche francesi:
Chi lo ha accreditato, dunque? La mia curiosità è sincera e non retorica.

La sua rappresentazione della teoria del genere è una caricatura, e per rimanere nel vago dice, a pagina 36:
Senza entrare in tutta la complessità dell’ideologia di genere, che ha molte sfaccettature, in questo contesto prenderemo principalmente in considerazione la negazione della differenza sessuale, con tutte le sue conseguenze sul matrimonio e la filiazione.
Egli poi continua:
La teoria del genere afferma che non esiste una natura umana poiché l’essere umano sarebbe unicamente un risultato della cultura. Essa cerca di dimostrare che la mascolinità e la femminilità non sono che costruzioni sociali, dipendenti dal contesto culturale di ogni periodo.
Il problema è che nemmeno Judith Butler sottoscrive più integralmente una simile affermazione: nel suo libro La disfatta del genere (Undoing Gender, 2004 - citato in una nota a piè di pagina da Anatrella, il che mi fa pensare che egli lo abbia letto) ella si rende conto che esistono dei limiti all’assegnazione di un genere all’individuo, come dimostrato dal caso di David Reimer, che, nato maschio ma castrato accidentalmente da piccolo, si tentò di farne una femmina, con risultati catastrofici che lo portarono al suicidio.

La mia opinione è questa: se adottiamo l'ontologia di Searle e Ferraris (qui riassunta), riscontriamo che "mascolinità" e "femminilità" hanno le proprietà degli oggetti sociali: non sono eterne come gli oggetti ideali, non sono deperibili come gli oggetti fisici, ma giocano un ruolo esclusivamente sociale - cosa che ammette lo stesso Anatrella quando afferma che "mascolinità" e "femminilità" sono complementari, ovvero che sono finalizzate all'interazione tra gli individui che ne sono portatori.

Le caratteristiche degli oggetti sociali sono determinate dalle società in cui tali oggetti hanno corso, ed ammettere che "mascolinità" e "femminilità" hanno diversi significati in diverse culture non fa che rispecchiare le osservazioni di antropologi e sociologi, i quali hanno oltretutto osservato che la dicotomia dei generi non è universale nelle società umane.

Ed il Manuale Merck (che citerò nuovamente poi), avverte qui:
I comportamenti legati al ruolo di genere rientrano in un continuum di mascolinità e femminilità tradizionali.
negando così che mascolinità e femminilità siano due categorie discrete, come invece vuole Anatrella. Non è questo quello che suggerisce l'esperienza clinica.

Si può individuare nel discorso di Anatrella quest’aporia: rifiuta di considerare mascolinità e femminilità oggetti sociali, e dal modo in cui ne parla sembra che li consideri oggetti ideali, come se ogni uomo ed ogni donna fossero l’ipostasi degli ideali di mascolinità e femminilità.

Ma un oggetto ideale non è accessibile ai sensi (il Teorema di Pitagora non lo si vede, lo si dimostra), e sarebbe perciò necessario dimostrarne l'esistenza razionalmente (non lo si fa solo con gli enti matematici, ma anche con l'Essere Perfettissimo, e si deve accettare il rischio che la dimostrazione si riveli impossibile); però Anatrella rimpiange il bel tempo andato in cui la comune esperienza era ritenuta prova sufficiente del fatto che "maschio e femmina Dio li creò" (Genesi 1:27), e questo chiude la sua argomentazione in un vicolo cieco, perché se un oggetto non è né ideale né sociale è fisico - ma mascolinità e femminilità non hanno le proprietà degli oggetti fisici, nemmeno nella mente di Anatrella.

Per quanto riguarda la descrizione che lui fa dell’omosessualità, va ricordato che le scienze umane smentiscono completamente Anatrella, e non per merito della lobby LGBT; per quanto riguarda transessualismo ed intersessualità, è incredibile che egli, pur dichiarandosi psicoanalista, docente universitario, ed esperto in psichiatria sociale, scriva queste perle che nessun(a) militante lesbica o gay scriverebbe, nemmeno se fosse un(')analfabeta con mezzo cervello ubriaco e mezzo cervello drogato:
  • a pagina 36:
La nozione di genere (gender) è stata ampiamente ispirata da medici che lavoravano su personalità transessuali e travestiti (si parla di stati intersessuali).
  • ed a pagina 37:
Il termine genere è stato coniato da John Money, uno psicologo americano (1921-2006) che lavorava in un dipartimento di endocrinologia pediatrica a Baltimora dove si trattavano i principali casi di intersessualità (transessualismo) del Paese.
Per capire la gravità dell'errore leggete quello che dice il Manuale Merck, scritto da medici esperti, a proposito di:
Poiché il libro nasce come trascrizione di alcune conferenze, mi sono chiesto se per caso l’errore lo avesse fatto chi ha sbobinato questa conferenza di Anatrella, ma a pagina 4 è scritto:
Il testo del libro di Monsignor Tony Anatrella consiste nella riproposizione, riveduta, corretta, ampliata e annotata, di alcuni suoi interventi: (…)
E quindi della papera tutta la responsabilità ricade sul Monsignor Tony Anatrella, ed è nostro diritto giudicarlo male per questo.

Di Richard Nixon si diceva: "Comprereste un'auto usata da quest'uomo?", di mons. Tony Anatrella si potrebbe dire: "Santo Padre, lo vuole un uomo così come archiatra? Oppure teme anche lei che l'autore di un simile errore metterebbe la sua vita a repentaglio?"

Povero Cardinale Angelo Scola, che non soltanto ha scritto esigito nel brano della prefazione che compare nella quarta di copertina di questo libro, ma ne ha scritto una prefazione piena di lodi senza rendersi conto delle sue lacune, e poveri noi che patiamo l’ignoranza crassa dei vertici di Santa Madre Chiesa!

 

Parte 2


Penso di poter aggiungere alcune osservazioni, non pretendendo di esaurire tutto il discutibile che c'è nel libro.

La prima cosa da dire è che, se veramente quella che Anatrella chiama ideologia del gender rispondesse completamente alla descrizione che lui ne fa a pagina 122 (per niente: vedete qui) e che qui vi riporto:
Il gender è una filosofia che nega l'identità personale del soggetto e la differenza sessuale costitutiva dell'umanizzazione delle persone.
forse allora il padre di codesta teoria non dovrebbe essere considerato Michel Foucault, e nemmeno il più volte citato Pico della Mirandola, ma l'autore di Galati 3:28, brano biblico che qui riporto nella versione della Nuova Riveduta:
Non c'è qui né Giudeo né Greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.
Una lettura pedestre (lo ammetto, pedestre, e quindi aperta alla confutazione) fa infatti pensare che per l'autore di questo brano, che certo Anatrella conosce a memoria, la dicotomia dei generi sia di origine sociale (così come quella tra Giudei e Greci, e tra liberi e schiavi), e perciò trascurabile in quanto destinata ad essere trascesa nel corpo mistico di Cristo.

Mi piacerebbe perciò assistere ad un colloquio tra l'autore di Galati 3:28 e di questo brano a pagina 61 del libro che sto stroncando:
I difensori della teoria del genere sostengono l'idea che, prima di essere uomini o donne, noi siamo esseri umani. Si tratta di un sofisma illusorio e accondiscendente, dato che l'essere umano in sé non esiste. Incontriamo infatti persone umane che sono o uomini o donne. Non esistono d'altro canto altre identità oltre a queste.
Non è l'unico caso in cui Anatrella si rifà ad un insegnamento che in realtà lo contraddice. Anatrella si dichiara freudiano, e cita due opere di Sigmund Shlomo Freud: i Tre saggi sulla teoria sessuale del 1905 e la Lettera a una madre americana del 1935.

Di particolare interesse è il trattamento che Anatrella riserva a codesta lettera. Egli dice a pagina 100:
Nel 1935 Freud precisa il proprio pensiero affermando: «L'omosessualità non è certo un vantaggio, ma [...] noi la consideriamo una variante della funzione sessuale (4)». Utilizzando quest'ultimo concetto di «variante», Freud indica che lo sviluppo affettivo e sessuale ha seguito un percorso particolare e conduce a una forma di sessualità a cui manca l'internalizzazione di una dimensione essenziale: l'alterità sessuale. 
(4) S. Freud, Lettera a una madre americana, cit. in Ernest Jones, Vita e opere di Sigmund Freud, Il Saggiatore, Milano, 1985, p. 637. 
Io invece vi traduco l'intera lettera, dalla pagina web prima linkata, che proviene dal sito della Fordham University, che si autodefinisce L'università gesuita di New York, e non la si può quindi accusare di essere contro Anatrella per partito preso.
Cara Signora X 
Comprendo dalla vostra lettera che vostro figlio è un omosessuale. Sono assai colpito dal fatto che non siate voi stessa ad usare questo termine nelle informazioni che date di lui. Posso chiedervi perché lo evitate? Certamente l'omosessualità non è un vantaggio, ma non è nulla di cui vergognarsi, non è un vizio, non è una degenerazione, non la si può classificare come una malattia; la consideriamo una variazione della funzione sessuale prodotta da un certo arresto dello sviluppo sessuale. Molti individui assai rispettabili dei tempi antichi e moderni sono stati omosessuali, diversi dei più grandi tra loro (Platone, Michelangelo, Leonardo da Vinci, ecc.). E' una grande ingiustizia perseguire l'omosessualità come un crimine, e pure una crudeltà. Se non mi credete, leggete i libri di Havelock Ellis.  
Chiedendomi se posso essere d'aiuto, intendete dire, suppongo, se posso abolire l'omosessualità e fare in modo che la normale eterosessualità prenda il suo posto. La risposta è che, in linea generale, non possiamo promettere di riuscirci. In un certo numero di casi ci riusciamo a sviluppare i germi lesi delle tendenze eterosessuali che sono presenti in ogni omosessuale, nella maggior parte dei casi non è più possibile. È una questione di qualità ed età dell'individuo. Il risultato del trattamento non lo si può prevedere.
Quello che l'analisi può fare per vostro figlio va in un'altra direzione. Se è infelice, nevrotico, lacerato dai conflitti, inibito nella sua vita sociale, l'analisi può portargli armonia, pace della mente, piena efficienza, sia che egli rimanga un omosessuale o che cambi. Se voi decidete che egli debba avere un'analisi con me (non mi aspetto che lo facciate), egli dovrà venire a Vienna. Non ho intenzione di andarmene da qui. Però, non trascurate di darmi la vostra risposta.
Cordiali saluti ed i migliori auguri,
Freud
P.S. Non mi è stato difficile leggere la vostra scrittura. Spero che la mia scrittura ed il mio inglese non li troviate un'impresa più difficile.
Fonte: 
Freud, Sigmund, "Letter to an American mother", American Journal of Psychiatry, 107 (1951): p. 787.
Sebbene Freud non esca da questa lettera come un campione dei diritti dei gay (e siamo ancora più pessimisti di lui sulla possibilità di "riparare" l'omosessualità), purtuttavia risulta meno omofobo di Anatrella, ed assai meno omofobo di come può apparire a chi ne ha letto solo la citazione monca riportata dal monsignore.

Anatrella ammette, a pagina 99, che
È vero che un conflitto psichico non costituisce di per sé una malattia psichiatrica, anche se consolidandosi impedisce lo sviluppo di altri stadi della libido.
Ma questa concessione è fatta a denti stretti, per non trovarsi spiazzato dal suo maestro, e tutto il libro la smentisce come un espediente tattico. Infatti Anatrella rimpiange che l'omosessualità sia stata depennata nel 1973 dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali allora in vigore negli Stati Uniti (e non sia più ricomparsa), e dà una ricostruzione tendenziosa di come questo è avvenuto alle pagine 131 e 132 del libro, che culmina in questo brano:
Secondo Joseph Berger, membro di spicco dell'APA, dal principio di queste procedure insolite  «l'obbiettivo seguito non è stato quello di fornire una decisione scientifica definitiva in materia di omosessualità, ma di creare un clima propizio a ridurre l'intolleranza e la stigmatizzazione nei confronti degli omosessuali. Purtroppo, come accade spesso, quello che è stato deciso da una generazione per migliorare il clima sociale, è stato interpretato in seguito come una conclusione scientifica ben supportata (2)»
(2) Estratto dell'articolo The APA Vote On Same-Sex Marriage: The Inside Story (Il voto dell'APA sui matrimoni tra persone dello stesso sesso: l'Inside Story).
Freud, che Anatrella cita così male, avrebbe votato a favore di quella decisione (e di tutte le successive sulla sua falsariga), a giudicare non solo dalla lettera che io ho tradotto, ma anche da quest'intervista ad Elisabeth Roudinesco, analista lacaniana che, per mostrare che la psicoanalisi freudiana non è necessariamente omofoba, ricordava che l'Associazione Psicoanalitica Internazionale decise di vietare l'ammissione delle persone dichiaratamente omosessuali nei suoi ranghi solo nel 1921, con il voto contrario di Sigmund Freud, che riteneva che anche i candidati omosessuali dovessero essere giudicati in base alle loro abilità e non in base a quello che ora si chiama orientamento sessuale.

Ben altra cosa rispetto alla posizione vaticana, caldeggiata da mons. Tony Anatrella, per cui una persona omosessuale è inadatta al sacerdozio a causa della struttura della sua personalità (vedi qui); è vero che non tocca ad altri che alla gerarchia ecclesiastica scegliere i candidati al sacerdozio cattolico, ma non è facile difendere la ragionevolezza di questa posizione se la mettiamo a confronto non solo con colui al quale Anatrella dichiara di ispirarsi, ma anche con l'American Psychiatric Association, che fin dal 1973 ripete (questa versione viene da un documento del 2011):
Giacchè l'omosessualità in sé non implica alcuna menomazione nel giudizio, nella stabilità, nell'affidabilità, o nelle generali capacità relazionali e professionali (...)
E come faceva Freud a sapere che una persona omosessuale poteva essere un uomo geniale ed uno psicoanalista di vaglia? Ne conosceva una che aveva tutte queste qualità: lui stesso.

L'epistolario di Sigmund Freud con Wilhelm Fliess mostra che i sentimenti del primo nei confronti del secondo andavano ben oltre la normale amicizia, e sconfinavano in quello che viene chiamato "omoerotismo";  normalmente si ribatte che Freud si era sposato per amore con Martha Bernays, e ne ebbe 6 figli, ma il matrimonio fornisce, paradossalmente, una prova ulteriore.

Lisa Michelle Diamond ha osservato nel suo libro Sexual Fluidity che, mentre le donne con l'età diventano più fluide, i maschietti lo diventano sempre meno. Pertanto, mentre è facile che una donna che da giovane era prevalentemente etero oppure lesbica, invecchiando diventi disponibile a relazioni che contraddicono il suo orientamento sessuale di fondo, ai maschietti accade il contrario: il giovanotto prevalentemente gay che da giovane poteva comunque avere rapporti soddisfacenti con le donne, tanto da sposarne felicemente una, nella mezza età diventa incapace di avere rapporti con lei, magari (ri)comincia ad avere storie con dei maschietti, ed alla fine deve ammettere che il matrimonio è finito.

Freud, a 41 anni, fece voto di castità dando a tal voto la fantasiosa giustificazione che egli doveva sublimare la sua libido. Penso che invece egli si fosse trovato nella situazione descritta dal precedente paragrafo.

En passant, anche Mohandas Karamchand Gandhi potrebbe essersi trovato in una situazione simile: a 36 anni fece voto di castità, con la fantasiosa giustificazione che si sentiva in colpa per aver abbandonato il padre morente per far l'amore con la moglie - ma le lettere che in gioventù egli scrisse all'architetto e culturista ebreo tedesco Hermann Kallenbach trasudano omoerotismo, e fanno pensare che la vera ragione fosse un'altra.

Curiosamente, Anatrella propugna un'interpretazione ferocemente omofobica della psicoanalisi, respinta dalla maggior parte dei suoi colleghi, interpretazione che nega che le persone omosessuali siano capaci di avere "pace della mente, armonia, piena efficienza" (sono le parole di Freud), proprio a partire dall'opera di un uomo gay, Freud, che non era immune dall'eteronormatività, ma cercava di sottrarre le persone come se stesso allo stigma, e ricordava quanti gay geniali ha conosciuto il mondo.

Non ho finito con Anatrella.

 

Parte 3


Non posso dedicare molto tempo a mons. Anatrella, quindi scrivo solo alcune osservazioni conclusive.

Un brano rivelatore del suo libro si trova a pagina 79:
Il concetto «omosessualità» è composto da homo, il simile, e sessualità, che deriva da sexus, la cui radice latina secare significa tagliare, addirittura tagliare in due. Si tratta di due radici, homo e sexus, che non si accordano. Esse indicano che due persone dello stesso sesso sono scisse o distinte da ciò che è simile, cosa che non sono, mentre uomo e donna sono espressioni differenziate. Preso alla lettera il termine «omosessualità» esprime in realtà l'opposto di ciò che enuncia, in quanto due persone dello stesso sesso, nel quadro dell'omoerotismo, sono in relazione fusionale, coincidendo nell'identico. Constatiamo qui, ancora una volta, che la negazione della differenza sessuale implica la confusione dei pensieri.
Dopo aver reso omaggio a Sándor Ferenczi, che coniò il termine omoerotismo, di quest'ultima parola egli dice:
Essa infatti esprime l'attrazione erotica del simile ed appare più precisa rispetto al termine omosessualità. Quest'ultimo non può essere inteso nel senso di una sessualità ordinaria tra persone dello stesso sesso a immagine di quello che accade tra un uomo e una donna e che implica sempre un terzo termine che è estraneo alla pratica omosessuale. Infatti, homo corrisponde [pag. 80] a una relazione intrattenuta con un simile, mentre sessualità presuppone una distinzione per garantire creatività sotto diversi aspetti. Vale a dire una relazione intrapresa tra due soggetti di natura differente, di pari dignità personale e di complementarietà funzionale. Dal concetto di omosessualità si inferisce quindi un'illogicità che rimanda innanzitutto a una forma di sessualità oggettivamente incoerente.
Ora, il metodo etimologico tanto caro ad Heidegger e ad Anatrella ha un grosso inconveniente: solo in rari casi (vedi la nomenclatura chimica) si è potuto far corrispondere la struttura di una parola con la struttura della cosa che rappresenta; nel migliore dei restanti casi, l'etimologia non fa che esprimere il senso comune o, per mutuare una locuzione di Anatrella (a pagina 114) la saggezza dei popoli.

Io che faccio anche il bibliotecario, ho bene in mente la distinzione fra tassonomie (classificazioni su base scientifica, sempre provvisorie) e folksonomie (classificazioni basate sul senso comune); se può essere d'aiuto fornire all'utente della biblioteca una classificazione delle risorse basata sulla folksonomia con cui lui è più familiare, questa può essere solo in aggiunta alla tassonomia (generale o speciale) con cui le risorse vengono organizzate a beneficio degli esperti (i quali si devono rassegnare al fatto che non esiste la tassonomia definitiva).

Si potrebbe rispondere a questo brano di Anatrella con una semplice scrollata di spalle, in quanto l'etimologia non può provare nulla, ma indica come Anatrella preferisca il senso comune alla scienza.

Ho citato Heidegger, ed Heidegger sosteneva che "la scienza non pensa", in quanto la scienza si concentra sull'apparenza, mentre il pensiero dovrebbe occuparsi dell'essere (vedi qui); e quando Anatrella cita a pagina 30 il brano della Populorum Progressio in cui è scritto:
85. E se è vero che il mondo soffre per mancanza di pensiero
la prosecuzione di Anatrella sembra rispecchiare più Heidegger che Paolo 6°:
perché lo spirito contemporaneo nega qualsiasi fondamento alla persona umana che non ricada nelle percezioni immediate e nella sola presa in considerazione dei suoi desideri. Secondo Benedetto XVI, il pensiero non può basarsi unicamente sulla scienza, sulle scienze umane e sulle rispettive produzioni ideologiche: «Le conclusioni delle scienze non potranno indicare da sole la via verso lo sviluppo integrale dell’uomo» ([Caritas in veritate] n.30). Quest’ultimo richiede «l’apporto di saperi come la metafisica e la teologia, per cogliere in maniera illuminata la dignità trascendente dell’uomo» (n. 53).
La battaglia contro queste posizioni non è solo una questione di lotta all'omofobia - è anche una questione di difendere la scienza contro i suoi nemici.

Anatrella dice che non ci possono essere altre identità sessuali oltre a quella maschile ed a quella femminile; anche questa è cattiva scienza: l'identità è da una parte il giudizio che si ha di sé, dall'altra l'insieme dei gruppi di persone a cui si sente di appartenere - perciò, allo stesso modo in cui Gramsci diceva che siamo tutti filosofi (del senso comune), tutti noi abbiamo un'identità.

Dire che l'orientamento (omo)sessuale non può essere alla base dell'identità sessuale vuol dire semplicemente introdurre un giudizio di valore in un concetto esclusivamente descrittivo - e poiché l'effetto e l'intento di ciò è denigrare delle persone, la cosa è particolarmente grave.

Anatrella si intestardisce a dire che l'omosessualità è sintomo di una problematica narcisistica, e questo (e non lo stigma) spiegherebbe perché le persone omosessuali tendono alla depressione anche suicida.

Purtroppo, questo costringe Anatrella a rispondere a questa domanda: se lui nega che l'omosessualità abbia una componente genetica (io preferisco aspettare ulteriori studi prima di dire sì o no), come può accoppiarla ad una famiglia di disturbi (quelli dell'umore) che sembra proprio che abbiano una componente genetica, più o meno pronunciata?

Inoltre, le varie forme di depressione unipolare hanno maggiore prevalenza tra le femmine che tra i maschi (da 2:1 a 3:1), mentre, a giudicare da questo studio, l'omosessualità ha egual prevalenza in ambo i generi. Non è quello che ci si aspetta da due "sintomi" del medesimo disturbo!

Potrei anche citare (pur ricordando che un resoconto aneddotico non fa scienza) una trans MtF, che mi disse che prima di prendere degli antidepressivi, aveva paura a svelare la propria omosessualità (allora non aveva iniziato la transizione); dopo averli presi invece fece il coming-out!

Mi si dirà: l'antidepressivo non risolve le eventuali problematiche intrapsichiche; già, ma rende la persona in grado di funzionare meglio e di riprendere i compiti evolutivi (per usare il linguaggio degli psicoanalisti) interrotti; si è inoltre notato che le persone che sono vulnerabili alla depressione vanno in cerca di esperienze di vita particolarmente stressanti, che possono trasformare la tendenza in malattia od aggravarla - tutto questo giustifica l'intervenire sulle depressioni gravi non solo con le parole, ma anche con i farmaci, che, oltre all'effetto loro proprio, possono contrastare le tendenze autofrustranti del soggetto.

In generale, sebbene esistano molte cure di discreta efficacia contro la depressione, nessuna ha cambiato l'orientamento (omo)sessuale dei pazienti. Non è lì che si deve cercare.

Un'altra cosa interessante che si lascia scappare Anatrella è la critica al DSM-IV-TR (edizione originale, traduzione italiana) che si trova nella nota in calce alla pagina 113:
Questo manuale, di ispirazione comportamentalista, costituisce una regressione intellettuale e ignora tutte le scoperte recenti in materia di psichiatria grazie alla psicoanalisi freudiana. Non tiene conto della storia della personalità del soggetto, dei suoi conflitti interni e delle modalità in cui si elaborano le pulsioni sessuali. È in sintonia con la crisi dell'interiorità contemporanea.
Va premesso che il DSM-IV-TR è un libro assai criticato, che verrà sostituito nel maggio 2013 dal DSM-5, e non mi dilungo sulle critiche ragionevoli che subisce; ma non riconosco a quella di Anatrella la qualifica di ragionevole.

Infatti esistono centinaia, se non migliaia, di scuole di psicoterapia, ognuna con il proprio modello della mente umana; il DSM-II, in vigore dal 1968 al 1980 (nel 1974 fu espunta la parte relativa all'omosessualità) affrontava il problema copiando le nosografie (classificazioni delle malattie) di tutte le scuole riconosciute, con il risultato che lo stesso paziente riceveva diverse diagnosi a seconda dell'orientamento clinico del professionista che lo visitava.

Questa babele non poteva durare, e con il DSM-III, pubblicato nel 1980, si decise di passare ad un paradigma medico-fenomenologico, ovvero basarsi solo su ciò che è osservabile (storia clinica, comportamento e decorso clinico) e quindi condivisibile - purtroppo, non si possono vedere gli stati mentali di un paziente, e perciò li si è messi da parte.

I risultati sono ben lontani dall'essere soddisfacenti - per questo il libro continua a subire revisioni e ad essere ferocemente criticato - ma dar retta ad Anatrella significherebbe imporre a tutti i clinici la stretta osservanza freudiana (precisiamo: del freudismo che professa Anatrella), indipendentemente dai meriti effettivi di questo indirizzo psicologico e terapeutico.

Quella di Anatrella non è una critica migliorativa, ma assai peggiorativa. Aggiungiamo il fatto che la psicoanalisi freudiana non è una scienza (lo aveva spiegato bene Karl Popper: non crea ipotesi falsificabili), e completiamo il ritratto di una persona che ripudia la scienza, cerca una verità oggettiva con mezzi meno sicuri e più presuntuosi e, peggio ancora, la vuole imporre agli altri.

Infine, mi permetto di osservare che Anatrella ha i suoi ammiratori che lo descrivono come uno specialista di fama internazionale; in campo scientifico, la fama si misura solo sulla base delle pubblicazioni peer-reviewed.

"Peer-reviewed = riveduto dai pari" significa che l'articolo od il libro non viene pubblicato finché non viene esaminato da altri esperti della materia, i quali non devono lodarlo a prescindere, ma individuare tutti i suoi difetti, in modo che l'autore possa correggerli prima della pubblicazione, con beneficio di tutta la comunità scientifica.

I difetti non vengono corretti? Lo scritto non si pubblica, cosa che tutela anche il buon nome dell'autore.

Le migliori riviste mediche peer-reviewed sono indicizzate su PubMed, ed in quel database l'unico articolo scritto da "Anatrella T." (immagino che sia lui) è questo:
Servir. 1988 Jul-Aug;36(4):192-200.
[Psychological aspects: information, prevention and the company of patients with AIDS].
[Article in Portuguese]
Anatrella T.
PMID: 3144746 [PubMed - indexed for MEDLINE]
Un po' poco per dare "fama internazionale"; questo è l'elenco dei libri di Anatrella pubblicati in francese tenuto da Amazon, e credo che nessuno degli editori citati pratichi il peer-review.

In Italia sappiamo che è successo: l'editore del libro di Anatrella che sto stroncando non si sogna nemmeno di correggere gli errori di grammatica in quarta di copertina, se a commetterli è un cardinale - figuriamoci fare peer-review!

Raffaele Ladu
Dottore in Psicologia Generale e Sperimentale

Gli omosessuali negli anni '50 del XX Secolo

Gli anni '50 dello scorso secolo furono uno dei tanti periodi particolarmente bui e terribili per gay e lesbiche nel mondo.

Joseph MacCarthy
Probabilmente non erano bastati i campi di concentramento nazisti che avevano eliminato migliaia di omosesessuali, nel dopoguerra, il silenzio e nuove discriminazioni fecero il resto. La guerra fredda era cominciata e negli Stati Uniti un senatore repubblicano di nome Joseph MacCarthy (1908 -1957), iniziò una furibonda "caccia alle streghe" contro tutti quelli che lui e il suo staff consideravano "nemici dell'america".

Migliaia di persone furono perseguitate, minacciate, fatte licenziare dai posti di lavoro, arrestate, uccise, fatte suicidare o costrette all'espatrio. Non solo i comunisti (così venivano definiti tutti), ma anche socialisti, liberali, pacifisti, anarchici, liberi pensatori, attivisti per i diritti civili degli afroamericani, ebrei (1), e anche moltissimi omosessuali.

La macchina repressiva Maccartista si scatenò soprattutto nel mondo della cultura, nell'ambiente dell'università e dell'educazione, nel cinema, nel teatro, nella televisione e nei giornali. Ad Hollywood ci fu un vero e proprio repulisti, tanto che molte Major andarono vicino alla chiusura. Vittime del Maccartismo (così veniva definito il periodo di repressione inaugurato dal Sen. MacCarthy), furono anche persone note, come Albert Einstein e Charlie Chaplin.

Anche in Europa, gli anni '50 non furono certo un bel periodo per gli omosessuali, a parte qualche piccola isola felice; In Spagna la repressione franchista continuava inesorabile la sua opera di repressione, non solo contro i dissidenti politici, ma anche contro i gay ( documentata da molta bibliografia e filmografia come: El muro Rosa ), In Germania continuava a restare in vigore il famigerato Paragraph 175 mentre in Inghilterra c'erano diverse leggi contro i gay, alcune cancellate definitivamente solo a ridosso del 21 secolo.

"Crucifix", di Elisabeth Orson Wallen
In Italia non esistevano leggi antiomosessuali, ma l'omofobia era diffusissima e gli omosessuali vivevano nel terrore di essere scoperti. La Chiesa cattolica esercitava una forte pressione di controllo sociale e nessuno dei principali partiti politici intendeva occuparsi delle persone omosessuali in maniera positiva ed antidiscriminatoria fino agli anni '70-80.

Ci furono addirittura proposte di legge che volevano introdurre anche in Italia il "reato di omosessualità", per fortuna rimaste poi nel cassetto. L'omosessualità veniva spesso usata come pretesto per denigrare o allontanare qualcuno da un partito, come nel caso di Pasolini dal PCI.

Palmiro Togliatti
E' in questo contesto, che vogliamo citare anche la recente intervista di Rosario Crocetta (PD) -Sindaco di Gela, a "Klauscondicio" di Klaus Davi sull'omofobia di Palmiro Togliatti, come riportato anche su un articolo di Gaynews: "Togliatti? Era fascista con gli omosessuali.

Zeno Menegazzi






(1) Non sono in molti, al di fuori dei diretti interessati, a sapere che l'azione di Joseph MacCarthy finì per danneggiare notevolmente gli ebrei americani. Un interessante articolo sull'argomento, però velatamente antisemita (l'autore è un conservatore che ritiene che gli ebrei non possano che andare contro le politiche che egli propugna - non gli viene in mente che ogni persona ha la sua testa, e non è detto che le sue scelte politiche siano fatte per lealtà etnica o religiosa), è questo.

Ofir Akunis
La cosa è balzata agli occhi però quando un cretino che fa anche il deputato alla Knesset (il parlamento israeliano) per il Likud, Ofir Akunis (sito Knesset, sito personale, Wikipedia), che si è distinto per aver caldeggiato una proposta di legge che limitava i finanziamenti stranieri alle organizzazioni non-governative israeliane (le quali fanno un lavoro egregio documentando i disastri che provoca l'occupazione sia ai palestinesi che alla fragile democrazia israeliana), ha dichiarato in una trasmissione televisiva israeliana il 4 dicembre 2011, secondo quest'articolo di Haaretz (l'equivalente israeliano de "la Repubblica"), che MacCarthy "aveva ragione in ogni parola".

Lui ha cercato poi di ritrattare precisando che MacCarthy aveva ragione quando parlava del pericolo dell'infiltrazione di agenti sovietici negli USA (in realtà le spie sovietiche in America furono più abili che numerose, e non c'era motivo di trasformare il controspionaggio in un'isteria di massa) - ma viene il sospetto che lo abbia fatto solo quando sono arrivate telefonate ed e-mail inviperite da parte di ebrei americani, magari di destra e sostenitori del Likud, ma che sapevano per esperienza diretta, dei loro genitori, e dei loro nonni quanto danno agli ebrei avesse recato il maccartismo.

Curioso: quando si tratta di antisemitismo, gli ebrei hanno una memoria di elefante non inferiore a quella dei gay quando si tratta di omofobia - ma questo cretino l'ha proprio formattata! E non è l'unico.

Nota in calce di Raffaele Ladu

Ontologia e genere

Uno dei libri della nostra biblioteca è:
Era stato acquistato perché l'ontologia è la branca della filosofia che si occupa della struttura della realtà, perciò (anche nella versione ingenua di chi non l'ha mai studiata) è alla base di ogni tentativo di organizzare la conoscenza, ed approfondirla è quindi indispensabile per ogni bibliotecario ed anche per ogni informatico.

Il libro da una parte affronta la storia della disciplina, da Parmenide fino a Quine ed ai contemporanei, dall'altra mostra come l'ontologia non sia solo una disciplina filosofica, ma anche una scienza applicata, che aiuta a migliorare le classificazioni che si fanno della realtà (un problema pressante non solo per i bibliotecari, ma anche per i biologi, ad esempio) ed anche a mettere in relazione classificazioni nate indipendentemente le une dalle altre (problema importante non solo per gli informatici che  devono unire dati tratti da diversi database, ma anche ad esempio per gli studiosi di diritto comparato, i quali sanno per dolorosa esperienza quanto spesso "tradurre" equivalga a "tradire").

Il libro è una raccolta di saggi, ed uno di quelli che si è riservato il curatore, Maurizio Ferraris (1956-vivente), è d'interesse LGBTQI, in quanto permette di inquadrare validamente la categoria di "genere".

Parmenide secondo Raffaello
Il saggio si intitola "Scienze sociali" ed è alle pagine 475-489 del volume; in esso Maurizio Ferraris riassume la sua personale ontologia, che divide la realtà in:
  1. Oggetti fisici;
  2. Oggetti ideali;
  3. Oggetti sociali.
Gli oggetti fisici sono durevoli (ma non eterni), ed occupano una porzione dello spazio-tempo; un esempio ovvio è un edificio, che dal momento della sua costruzione a quello della sua distruzione occupa una porzione di suolo ed un volume nello spazio - e cosa importante da ricordare è che ogni oggetto fisico esiste indipendentemente dalle persone che entrano in relazione con esso: un edificio continua ad esistere anche se si trova su un'isola deserta di cui si è perso il ricordo e di cui nessuno stato rivendica la sovranità, e nessuna persona di quell'edificio rivendica la proprietà.

Gli oggetti ideali (nella concezione di Maurizio Ferraris - io non la condivido del tutto) sono eterni, ma immateriali: non occupano spazio, ma come gli oggetti fisici esistono indipendentemente da chi li pensa. Un esempio interessante è il Teorema di Pitagora: esso esisteva da prima che fosse dimostrato, e continuerà ad esistere anche qualora fosse dimenticato (1).

Il caso più controverso è dato dagli oggetti sociali; l'ontologia di Maurizio Ferraris si ispira nel trattarli a John R. Searle (1932-vivente; di lui abbiamo Creare il mondo sociale : La struttura della civiltà umana [Raffaello Cortina Editore, Biblioteca Oberon]) ed a Jacques Derrida (1930-2004; di lui purtroppo non abbiamo nulla, ma vedremo di rimediare presto), ed attribuisce loro queste caratteristiche: sono durevoli (ma non eterni), la loro esistenza dipende dalle persone che ne riconoscono la validità, ed occupano una porzione dello spazio-tempo non determinata a priori.

Il modo più facile di parlarne è ricorrere ad un esempio; un semplice caso è quello dell'opera dell'ingegno: essa nasce nel momento in cui viene composta, presuppone un lettore (od un ascoltatore, od uno spettatore), e può esistere in varie forme: cartacea, elettronica, microfilmata, sotto forma di iscrizione, di film, di audiolibro, ecc., ognuna delle quali occupa una porzione dello spazio-tempo - anche nel caso ormai raro in cui si tramandi solo oralmente, in quanto chi la recita deve comunque averne la traccia neurale nel cervello.

Maurizio Ferraris
Ma il caso che più ci interessa (il solo di cui parla Maurizio Ferraris) è quello di un'istituzione sociale, come ad esempio il matrimonio: esso è durevole (anche se non più indissolubile), la sua esistenza dipende dal riconoscimento sociale, e nella nostra cultura è creato da un atto solenne, cioè da un documento scritto redatto secondo particolari formalità in una cerimonia condotta ad un pubblico ufficiale.

In altre culture (come nell'antica Roma, nel mondo cattolico prima del Concilio di Trento e tuttora in alcuni stati USA) non è obbligatorio l'atto scritto per un matrimonio, ed una coppia che si comporta come se fosse regolarmente sposata la si considera regolarmente sposata - ciò non vuol dire che non esista il "documento": vuol dire che esso è dato dalle tracce neurali nei cervelli dei due coniugi e di tutti coloro che li (ri)conoscono come coppia coniugata.

Jacques Derrida
Lo stesso Maurizio Ferraris dice che la sua ontologia degli oggetti sociali si risolve in una "documentalità" (sulla falsariga della filosofia di Jacques Derrida, per cui "Nulla è fuori dal testo"), ovvero una scienza della trattazione dei documenti che sono il substrato fisico degli oggetti sociali; che un oggetto sociale possa avere diversi substrati intercambiabili è più evidente quando si parla non del matrimonio, ma del denaro: esso può esistere sotto forma di conchiglia, di moneta di metallo prezioso, di banconota, di assegno, di carta prepagata, di saldo di un conto corrente od un libretto di risparmio, eccetera.

L'interesse LGBTQI per questa trattazione si condensa nella domanda: il genere è un oggetto fisico, ideale o sociale?

Il genere non è un oggetto fisico, perché non è riconducibile a nessuna conformazione corporea, come provano le persone intersessuali (vedi qui le considerazioni in proposito dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che afferma esplicitamente che "il genere, tipicamente descritto in termini di mascolinità e femminilità, è una costruzione sociale che varia tra le diverse culture e nel tempo"); resta il dubbio (anche se l'OMS ha già ipotecato la risposta) se sia un oggetto ideale o sociale.

Se il genere fosse un oggetto ideale, dovrebbe essere eterno ed indipendente da tutti gli individui - dovrebbero esistere maschi e femmine astratti anche se non esistessero esseri biologici, e credo che nessun biologo sosterrebbe mai questo (certo non l'Organizzazione Mondiale della Sanità - rileggete quest'articolo): questi ricorderebbe invece che per convenzione si definiscono "maschio" il membro di una specie che produce la cellula germinale più piccola e mobile (nel caso umano, lo spermatozoo), e "femmina" quello che produce la cellula germinale più grande ed immobile (nel caso umano, l'ovulo).

Inoltre, oltre alle specie "monoiche" od "ermafrodite", in cui il medesimo individuo produce gameti di ambo i tipi, esistono specie "isogame", in cui tutti i membri producono cellule germinali delle medesime dimensioni, ed in cui non si parla di "sesso" o "genere", ma tuttalpiù di "mating type = tipo sessuale".

Ermafrodito
Per i micologi (gli studiosi dei funghi, che dal 1817 sono considerati un regno a sé stante, indipendente dalle piante, dagli animali, e da altri regni ancora) l'argomento dei mating types è sconfinato, e costoro hanno notato che:
  • in alcune specie ce n'è uno solo, e chiunque può riprodursi con chiunque;
  • in altre specie se ne sono riscontrati migliaia;
  • in molte specie ce ne sono solo due - ma non è detto che siano permanenti: nei lieviti si è riscontrato il "mating type switch", ovvero in una coltura in cui è presente un solo mating type alcuni individui passano al mating type complementare, consentendo così la riproduzione sessuata, creando una situazione affine a quella dell'ermafroditismo successivo di molti pesci.
L'autore biblico, quando ha scritto "Wa-yyivra Elohim et ha-adam b:-tzalmo, b:-tzelem Elohim bara oto, zakhar u-n:qevah bara otam = Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina" (Genesi 1:27 -  traduzione della Nuova Riveduta) si riferiva prudentemente solo all'uomo, ma non è biologicamente pensabile che l'uomo sia così diverso dal resto dei viventi da rendere il sesso ed il genere di nascita costitutivi della sua identità in un modo che per essi non vale.

rav Samson Raphael Hirsch
Rav Samson Raphael Hirsch (1808-1888) era digiuno di biologia, e commise l'errore di scrivere (così riassume lo Stone Chumash, ad loc.), che, sebbene tutte le creature viventi fossero state create maschio e femmina [questo è l'errore], il fatto era esplicitato soltanto nel caso degli esseri umani, per rimarcare che ambo i sessi erano stati creati da Dio a Sua immagine.

L'errore di biologia manifesta comunque una corretta premessa di metodo: quando si tratta di sesso e genere, l'uomo non può essere diverso dal resto dei viventi.

E la possibilità di interpretare letteralmente Genesi 1:27 è uguale a quella di interpretare altrettanto letteralmente Giosué 10:12: "Shemesh, be-Giv3on dom, we-yarea7, be-3emeq Ayyalon = Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Aialon" [traduzione Nuova Riveduta].

Resta la possibilità che il genere sia un oggetto sociale, come la cittadinanza, il titolo di studio, lo stato di famiglia, l'appartenenza etnica o religiosa, la lingua parlata, eccetera.

Anche una cosa che sembra un oggetto fisico come la "razza" è un oggetto sociale - e se ne rendevano perfettamente conto anche gli autori delle leggi razziali fasciste, che giudicavano una persona ariana o non ariana anche sulla base di dati sociali e culturali, non solo somatici o genealogici (vedi La legge della razza : Strategie e luoghi del discorso giuridico fascista / Silvia Falconieri. - Bologna : il Mulino, 2011 [il Mulino, Biblioteca Oberon]) - con ciò prevenendo le obiezioni più elementari degli antirazzisti (i quali hanno ovviamente ragione, ma non devono sottovalutare l'intelligenza dell'avversario).

Il concetto di genere è altrettanto ingannevole: sembra evidente il suo correlato fisico, ma ad un esame attento (come quello che ho abbozzato) si scopre che trattarlo come un oggetto fisico porta a delle contraddizioni insolubili - e si è obbligati a riconoscerlo come oggetto sociale.

Più interessante, anche se esula dal discorso strettamente LGBTQI, è questa domanda: Dio, che oggetto è?

L'ontologia dell'Eterno non è un argomento facile, e sarebbe di competenza della teologia; qui posso dire che, ad adottare la tripartizione di Maurizio Ferraris, è possibile giungere a risultati inattesi.

Che Dio non sia un oggetto fisico, sembra assodato in tutti i tre monoteismi (diciamo che è stato il loro merito principale l'averlo chiarito), anche se c'è stato chi, prima che Maimonide affermasse che tutte le allusioni bibliche al corpo di Dio (come ad esempio in Salmo 136.12: "Be-yad 7azaqah u-vi-z:ro3a n:tuyah = Con mano potente e braccio teso" [Nuova Riveduta]) sono metafore, scrisse un trattato mistico intitolato "Shi3ur Qomah = La misura della statura" in cui si descriveva il Suo corpo attribuendo ad ogni sua parte proporzioni stellari - lo si può leggere sul web oppure nel libro Mistica ebraica : Testi della tradizione segreta del giudaismo dal III al XVIII secolo / A cura di Giulio Busi ed Elena Loewenthal. - Torino : Einaudi, 1995 (Einaudi).

Si avverte che il testo è importante per lo storico delle idee, ma alcuni studiosi hanno osservato che la paradossale immensità del corpo divino ivi descritto potrebbe essere una velata riduzione all'assurdo delle opinioni di chi era davvero convinto della corporeità di Dio - non si mette quindi in discussione la tradizionale dottrina monoteistica per cui Dio non ha corpo, se non per riaffermarla.

I tre monoteismi sembrano concordare che Dio è un oggetto ideale: non ha corpo, non occupa spazio, egli precede e causa tutta la creazione, è eterno ed esiste indipendentemente da chi lo pensa o gli crede ... ma c'è un brano del Midrash, notissimo e citatissimo, che dice (tradotto da qui):
Midrash Tehillim
We-attem 3eday - neum YHWH, we-ani El = Voi siete miei testimoni, oracolo del Signore, ed io sono Dio (Isaia 43:12 - Nuova Riveduta) [significa] Se voi siete miei testimoni, oracolo del Signore, io sono Dio, e se voi non siete i miei testimoni, per così dire, io non sono il Signore (Midrash Tehillim, commento al Salmo 123:1 - con paralleli in Pesiqta d'Rav Kahana e Mekhilta).
Le interpretazioni più comuni del brano non mettono in discussione l'essere Dio un oggetto ideale, ma si concentrano sul concorso necessario dell'uomo nell'attuazione del piano divino: Dio vuole che sia l'uomo ad iniziare l'opera, per poi completarla - se l'uomo non agisce, Dio non interviene, nemmeno per impedire un male come Auschwitz.

Emil Ludwig Fackenheim
A questo proposito si cita spesso un altro midrash secondo cui il Mar Rosso non si sarebbe aperto finché Nason (Na7shon in ebraico - citato per la prima volta in Numeri 1:7 e definito capo della tribù di Giuda in Numeri 10:14) non entrò in acqua - soltanto quando l'acqua raggiunse la sua testa Dio aprì le acque; rav Emil Ludwig Fackenheim (1916-2003), uno dei più lucidi teologi ebrei dell'Olocausto, dice che ora il popolo ebraico dev'essere un Nahshon collettivo, in prima fila perché la Shoah non si ripeta ed Hitler non abbia vittorie postume.

Se dal punto di vista teoretico Dio rimane un oggetto ideale, dal punto di vista pratico la sua efficacia viene grandemente menomata dalla necessità che un uomo agisca perché ispirato da Lui - la parola "k:vikhol = per così dire" che si trova nel midrash non è in grado di impedire che proprio questo midrash (insieme con i successivi commenti) Gli attribuisca la stessa possibilità di influenzare la realtà umana degli oggetti sociali.

Per Karl Raimund Popper (1902-1994 - val la pena citarlo, anche se la sua ontologia, espressa nel libro I tre mondi : Corpi, opinioni e oggetti del pensiero / Karl Raimund Popper. - Bologna : il Mulino, 2012 [il Mulino, Biblioteca Oberon], non gode di gran fama e Maurizio Ferraris lo ignora nel suo libro), un oggetto è reale se ha un effetto causale sulla realtà, e perciò lo status ontologico di un oggetto si misura dal modo in cui esercita quest'effetto: un oggetto fisico od ideale (2) non ha bisogno dell'intervento umano per causare, un oggetto sociale sì.

E qui, volendo, si torna ad un famoso passo del Primo Testamento: "Amar naval belibbo: ein Elohim = Lo stolto ha detto in cuor suo: 'Non c'è Dio'" (Salmo 14:1 - Nuova Riveduta), che va inteso (lo affermano ebrei e cristiani) non nel senso che lo "stolto" in questione neghi l'esistenza dell'Eterno, quanto nel senso ch'egli è convinto che Dio non intervenga nelle vicende umane e non le giudichi - in quanto il nome divino "Elohim" viene inteso come l'espressione dell'attributo della Giustizia. Per l'autore biblico l'esistenza dell'ente divino è indiscutibile; ciò su cui si interroga e si tormenta è se Egli sia capace di "fare la differenza".

Come dice Fackenheim nell'articolo citato, nel corso dei secoli gli ebrei sono andati al martirio sapendo che solo offrendo testimonianza di Lui, e facendoGli così "fare la differenza", ne facevano Dio - allo stesso modo in cui soltanto pagando un assegno la banca trattaria dimostra che non è un semplice foglio di carta, ma equivale al denaro contante, osservo io.

Judith Butler nel 2008
Dio risulta quindi per gli ebrei un oggetto sociale, più che ideale. In un articolo un po' confusionario che scrissi due anni fa, mettevo esplicitamente a confronto la concezione di Dio che emerge da questo midrash con la performatività del genere teorizzata dall'ebrea Judith Butler (1956-vivente), e l'ontologia di Maurizio Ferraris (ispirata in parte all'ebreo Jacques Derrida) mi permette di esprimere questo concetto in modo più chiaro e corretto (a quanto pare, non è solo l'ebraismo ricostruzionista a ritenere Dio un oggetto sociale).

Nel medesimo articolo avanzavo l'ipotesi che i fulmini vaticani contro le teorie di genere nascessero dal ragionamento del piano inclinato: concludere che il genere non è un oggetto fisico od ideale, ma sociale, rende più facile concludere che anche Dio è un oggetto sociale.

E qui salta la teologia cristiana (3), per le quali Dio non può essere che un oggetto ideale. Non vedo altra spiegazione per un accanimento che per la Chiesa cattolica può avere conseguenze assai più gravi del caso Galileo.

Raffaele Ladu



(1) Va detto che non tutti i matematici condividono il "platonismo matematico" di Maurizio Ferraris, e molti (come ad esempio Luitzen Egbertus Jan Brouwer [1881-1966] e la sua scuola, chiamata intuizionismo) ritengono che la dimostrazione non scopra un teorema, bensì lo costruisca - il teorema sarebbe quindi un'opera dell'ingegno come tutte le altre, ovvero un oggetto sociale.

Per approfondire il problema, non posso consigliare che il saggio di Francesca Boccuni (?-vivente) sull'argomento pubblicato alle pagine 558-580 del medesimo libro di Maurizio Ferraris che sto discutendo.

(2) L'argomentazione di Maurizio Ferraris presume che i triangoli rettangoli ubbidiscano al Teorema di Pitagora anche se nessuno se ne può accorgere - perché non li vede, o non conosce il teorema.

(3) La teologia islamica (kalam) è un caso abbastanza particolare: nella sua versione ora standard, quella ash'arita, l'unico essere che causa alcunché è Dio - nell'efficace descrizione che del kalamMosé Maimonide (1138-1204) nella sua Guida dei Perplessi, si arriva al punto che, se una persona scrive, è Dio che fa scomparire l'inchiostro dalla penna e lo fa apparire sul foglio di carta.

Questa concezione filosofica è detta in gergo occasionalismo; quello che vale la pena notare è che, se (come diceva Popper) essere = causare, questo significa che a dare un'interpretazione ontologica della teologia islamica, l'unico essere reale è Dio, perché è non semplicemente la causa prima (come nelle teologie ebraica e cristiana, ispiratesi in questo ad Aristotele), ma l'unica causa di ogni evento.

Essendo il Dio della teologia islamica eterno, immateriale, ed indipendente dall'opinione che si ha di lui, Egli non può essere che un oggetto ideale - e le categorie degli oggetti fisici e sociali sono vuote, in quanto nessun ente diverso da Dio è reale nel senso che è capace di causare alcunché.

Un altro oggetto ideale, secondo la teologia islamica ash'arita (sono note le polemiche di chi è di opposta opinione, come i mu'taziliti, e chi, come Nasr Hamid Abu Zayd [1943-2010], autore di questo libro, vorrebbe ricreare il loro movimento), sarebbe il Corano, che per gli ash'ariti è eterno ed increato (la presunta versione originale viene chiamata "Lawh mahfuz = Tavola ben custodita" oppure "Omm al-kitab = la Madre del libro" - vedi qui).

Ma, se secondo gli ash'ariti solo Dio può causare alcunché, e questo privilegio non lo condivide neppure con l'eterno ed increato Corano, quest'ultimo non è "reale" secondo il criterio che ho tratto da Popper - reale invece è la Torah, per gli ebrei creata da Dio prima dell'Universo (anzi, ne sarebbe stato il progetto), ed appunto perché creata fa parte degli oggetti sociali.

Tornando all'islam ash'arita, non ha senso a questo punto neppure chiedersi se noi esistiamo autonomamente o siamo solo pensieri nella mente di Dio - il filosofo taoista cinese Zhuangzi (4° Secolo AEV - Adelphi), che una volta sognò una farfalla ed al risveglio si chiese se invece lui non fosse un essere sognato dalla farfalla, si sarebbe trovato in ottima compagnia con Al-Ash3ari (874-936), Al-Ghazali (1058-1111), Ar-Razi (1149-1209), i prìncipi di questo indirizzo teologico islamico.

Dal ritegno di Dio ad agire senza l'iniziativa dell'uomo (ebraismo) si arriva all'impossibilità dell'uomo di causare alcunché, perché solo Dio può farlo (islam) - i monoteismi offrono una grande varietà di opinioni.